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lunedì 29 agosto 2011

Conversazioni parallele: Carolina e Guchi l'una di fronte all'altra



Guchi:
Ciao Carolina, è da un po' che non ti si vede.


Carolina:
In realtà sono sempre stata qui, ero solo nascosta molto bene.


Guchi:
Non è che invece sei diventata trasparente ?


Carolina:
Bè, trasparente lo sono sempre stata, ed è una qualità che talvolta trascende la presenza o meno di altre persone.


Guchi:
Che cosa significa, che nemmeno tu puoi vedere te stessa?


Carolina:
Ahimè, mi vedo anche troppo bene, e nulla di ciò che appare ai miei occhi mi piace.


Guchi:
Ti capisco, ho il tuo stesso problema... e anche il problema di non riuscire a risolverlo.


Carolina:
Pensare che almeno su di te ci avevo fatto conto... Si vede che, come al solito, sbagliavo.


Guchi:
Sì, sbagliavi, cara mia. Ma ora piuttosto, che cosa si fa?


Carolina:
Bè, io ho già fatto, ricordi? Mi sono nascosta molto bene.


Guchi:
Con questo vorresti dire che anch'io dovrei fare così?


Carolina:
Io te lo consiglio. Ad ogni modo è sempre più dignitoso togliere il disturbo prima di diventare trasparenti.


Guchi:
O troppo evidenti nei propri difetti, il che forse è peggio.


Carolina:
Chissà... Io comunque adesso ti saluto e me ne vado.


Guchi:
Me ne vado anch'io.


Carolina:
Tornerai?


Guchi:
Non lo so. Vorrei dirti di sì, però esistono punti di non ritorno e può darsi che questo sia uno di quelli.


Carolina:
Allora addio. Tranquilla, non sentirò la tua mancanza.


Guchi:
Nemmeno io.

lunedì 27 giugno 2011

sponde

 
Davanti al mare, osservando una nave che non sai se parte o torna, con l'impressione che il tempo sia fermo e lo si possa trattenere fra le mani.

lunedì 6 giugno 2011

Colori proibiti

C'era, in Hinoki Shunsuke, un profondo smarrimento che lui stesso aveva creato. Quel credere vero ciò che non aveva un'esistenza reale abbracciava l'abisso, possedeva distese sconfinate. Fosse stato giovane, si sarebbe dovuto riprendere da quell'illusione il più presto possibile. Tuttavia, all'età di Shunsuke, il valore di quel risveglio era ormai da mettere in dubbio. Il risvegliarsi non è forse un'illusione ancor più profonda? Verso quale direzione e per quale motivo desideriamo svegliarci? Dato che la vita umana stessa è un tipo d'illusione, il risveglio più saggio non è forse quello di costruire, all'interno di un'illusione tanto confusa e ingestibile, un'altra illusione artificiale, ordinata e ben tracciata dalla logica? La volontà di non svegliarsi, la volontà di non guarire era ciò che ormai sosteneva la salute di Shunsuke.
Yukio Mishima

lunedì 23 maggio 2011

Contributo alla statistica

Su cento persone:
che ne sanno sempre più degli altri
- cinquantadue;


insicuri a ogni passo
- quasi tutti gli altri;


pronti ad aiutare,
purché la cosa non duri molto
- ben quarantanove;


buoni sempre,
perché non sanno fare altrimenti
- quattro, be’, forse cinque;


propensi ad ammirare senza invidia
- diciotto;


viventi con la continua paura
di qualcuno o qualcosa
- settantasette;


dotati per la felicità,
- al massimo poco più di venti;


innocui singolarmente,
che imbarbariscono nella folla
- di sicuro più della metà;


crudeli,
se costretti dalle circostanze
- è meglio non saperlo
neppure approssimativamente;


quelli col senno di poi
- non molti di più


di quelli col senno di prima;
che dalla vita prendono solo cose
- quaranta,
anche se vorrei sbagliarmi;


ripiegati, dolenti
e senza torcia nel buio
- ottantatré
prima o poi;


degni di compassione
- novantanove;


mortali
- cento su cento.
Numero al momento invariato


Wisława Szymborska

lunedì 16 maggio 2011

Ennui

Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Non credo di riuscire a produrre qualcosa di sensato questo lunedì, perchè i giorni scorsi sono stata troppo impegnata a osservarmi l'ombelico e a trovarlo deforme e non consono. La realtà, lo sappiamo, è frutto delle nostre percezioni; la verità come dato assoluto non esiste. Sono le nostre paturnie che definiscono i contorni del mondo. Il mio mondo da un po' è tornato il solito limbo grigio dal quale non si intravvedono cambiamenti. Il cambiamento è vita e la vita è speranza, mentre il limbo è una sorta di parcheggio esistenziale dal quale aspetto di venire rimossa e riportata alla luce. Ci passo così tanto tempo qua dentro che ormai dovrei averci fatto l'abitudine; qualcuno potrebbe controbattere che avrei anche dovuto imparare la maniera per uscirne. L'errore che commetto di solito è di aspettare il deus ex machina. Dovrei muovere il culo e cercare l'uscita da sola, invece. Sapere che cosa dovrei fare però non vuole dire che lo faccia; non l'avrei chiamato ennui altrimenti.

lunedì 9 maggio 2011

Curioso elemento il tempo


Un beso dura lo que dura un beso
un sueño dura lo que dura un sueño
el tiempo dura lo que dura el tiempo
curioso elemento el tiempo.


Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Credo che il tempo, così come viene normalmente inteso, sia solo un'invenzione di comodo, un tentativo di imprigionare l'intangibile, di razionalizzare l'incomprensibile. Noi esseri umani lo facciamo sempre perchè vivere civilmente significa inscatolare tutto, ma non c'è nulla di più soggettivo e falso dello scorrere delle lancette nell'orologio. Guardo mio figlio che è più alto di me e che solo ieri reggevo nell'incavo del gomito, e guardo mio zio che si staglia immenso come un pioppo davanti alla bimba che sono. Quella che regge il neonato e osserva l'altissimo zio sono la stessa persona, eppure, secondo le convenzioni, le separano trent'anni. E che dire poi di quelle giornate passate di corsa, tra mille commissioni frenetiche, col cuore il gola e il fiatone, giornate di tempo che sembra non bastare mai, quando quelle stesse commissioni, fatte con cuore e con passo leggero, in tutta calma, vengono svolte nello stesso tempo ma con l'impressione che la giornata sia ancora lunga? Sì, il tempo è un curioso elemento, non c'è che dire. Può pesare come un macigno e sembrare agli sgoccioli, o avvolgerci lievemente e parere infinito; è lo stesso elemento con mille consistenze diverse, sapori contrastanti e opposti, quello che è troppo breve eppure è troppo da sopportare. Credo che alla fine l'unica sia di lasciarselo scivolare addosso: come viene, viene.

One must decide
one's own age
on a daily basis.
Yanagi Miwa

lunedì 2 maggio 2011

affinità elettive

Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Credo che, in quella che definisco solo per distinguerla dall'altra la vita vera, non ti avrei mai conosciuto. Ci saremmo forse potuti passare accanto nelle vie della stessa città e avremmo proseguito ignorandoci, oppure avremmo potuto urtarci nell'ingresso affollato di una multisala e magari avremmo potuto scusarci a vicenda, dimenticandoci l'uno dell'altro subito dopo. Tuttavia, pur senza accanirmi nel voler trovare una spiegazione, credo che le persone entrino nella nostra vita per una ragione. Voglio dire: prima di conoscerti e prima che tu conoscessi me, le nostre vite procedevano comunque, e a procedere comunque avrebbero continuato, pur ignorandoci. Eppure adesso credo che la mia vita sarebbe un posto più buio e solitario se non venisse illuminato dalla luce della tua presenza. Non so che effetto faccio io sulla tua e non voglio nutrire la presunzione di significare altrettanto, mi limito ad andare avanti così, godendomela finchè dura, con questo stupido cuore che batte di nuovo come se avesse vent'anni di meno.

lunedì 25 aprile 2011

Confutando il terzo principio della dinamica


somebody's aching
keeping it all in
somebody won't let go of his heart
but the truth is
it's painless
letting your love show

Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Anni fa credevo che ad ogni azione corrispondesse una reazione uguale, non contraria. Se amavo, dovevo essere riamata; se mi comportavo bene, la vita doveva premiarmi. Non c'è voluto Newton per dimostrarmi l'enormità di questa cazzata. Prima di capirlo però mi sono lasciata abbattere dalla tristezza e tormentare dalla rabbia. E poi... e poi, come spesso accade, scopri che quello in cui hai sempre creduto ti procura dei danni, ma che se apri la mente e osservi le cose sotto un'altra luce, puoi ribaltare la situazione. Così adesso credo che i sentimenti che mi porto nel cuore meritino di vivere a precindere, anche se non vengono ricambiati, perchè questo amore che vuole traboccare fuori è giusto che esca, che a tenerlo soffocato là dentro soffriremmo sia io che lui, e se poi arriva un'azione uguale e compatibile va bene, ma se non arriva va bene lo stesso. Reclamo l'egoismo dei miei sentimenti, nel volerli vivere a prescindere dal fatto che chi ne è oggetto li ricambi oppure no, e allo stesso modo reclamo l'egoismo delle mie azioni, che compio senza preoccuparmi di ciò che si porteranno dietro.

lunedì 18 aprile 2011

Ma che bravi!

Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Una delle cose alle quali non credo più ma che mi facevano credere da bambina è che bisogna sempre stare insieme ai propri simili. Noi brave persone non potevamo mischiarci a quelli che bravi non erano; la nostra reputazione ne avrebbe sofferto, per non dire che avremmo rischiato di essere corrotti dalle loro brutture e di non essere più brave persone. Da brava bambina frequentavo i bravi bambini figli dei bravi genitori che la mia brava mamma aveva accuratamente selezionato per me, e venivo scoraggiata dal mescolarmi con i figli dei vicini che non erano bravi perchè giocavano per strada, e per questo certamente avviati alla prostituzione e alla tossicodipendenza. Trentacinque anni dopo mi ritrovo in compagnia di metallare borchiate e tatuate, omosessuali e bisessuali, parrucchiere con solo la licenza media, scrittori di professione e altri di sola vocazione, anarchici, giapponesi, atei, buddisti, mormoni, divorziati, ragazze madri, fancazzisti e lavoratori precari, e non c'è uno solo di loro che io non consideri una brava persona. Ho inseguito il mio fiuto, mi sono fidata dell'istinto e il mio cuore ha avuto ragione nel provare trasporto verso certe persone. Credo che da quando ho smesso di preoccuparmi di sembrare una brava persona, di persone brave ne ho conosciute molte.

Ogni ripetizione della parola “bravo” nelle sue diverse declinazioni è puramente voluta.

lunedì 11 aprile 2011

La teoria della compensazione

Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Non credo più che essere bravi faccia sì che si venga premiati. Credo invece da sempre, anche se spesso me ne dimentico, a quella che io chiamo la teoria della compensazione o del dieci. Ho scoperto in tempo recenti che ciò è in armonia con la visione della vita come un cerchio che contiene tutto e che probabilmente è lo stesso concetto con parole diverse. Credo, appunto, che il totale delle cose dentro di noi, della nostra vita, sia sempre dieci (numero simbolico: avrei potuto dire cento, mille o altro). Se hai un otto in bellezza, avrai un due in qualcos'altro; allo stesso modo, se hai un nove in idiozia, avrai un uno per il resto. Il dieci pieno non esiste in nulla. Questo per dire due cose: la prima è che non c'è persona, per quanto apparentemente perfetta, che non abbia almeno una pecca, e non c'è persona, per quanto apparentemente stronza, che non abbia almeno una piccola nota positiva; la seconda è che bisogna riuscire ad accettare il fatto che il totale non si può superare, e che quindi non potremo mai avere otto in bellezza, otto in intelligenza e otto in simpatia perchè il calcolo non tornerebbe. Ciò che funziona per le qualità e i difetti, vale anche per gli eventi della vita: non esiste uno a cui vada sempre tutto male o sempre tutto bene, alla fine le cose si compensano. Malgrado le apparenze, penso che questa cosa sia vera, e sta a noi essere più onesti con noi stessi e più consapevoli per rendercene conto. È una visione ingenua?

Questo chiude anche il mio, di cerchio. Chiude le porte che ho aperto e che non dovevo aprire, perchè di aperte ce n'erano già, e già quelle arrivavano al totale.

domenica 3 aprile 2011

Divinamente

Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Al Dio delle chiese ci credetti per breve tempo durante la mia adolescenza. Ci credetti forse anche da bambina, come si crede alle favole, ma l'idea di quell'essere che dall'alto mi osservava e decideva se era o no il caso di punire le mie colpe mi è sempre stata stretta. Riprovai a crederci quando m'innamorai, perchè ci credeva il mio ragazzo, ma anche allora c'era sempre una nota stonata. Non riuscivo ad accettare l'esclusività di quel Dio, il suo vedere tutto in bianco e nero; o dovrei piuttosto dire che non accettavo la maniera in cui lo dipingeva la chiesa. A quel punto creai il mio Dio; lo pensai con tutte le connotazioni positive e lo immaginai frainteso dal clero. Non funzionò nemmeno così, semplicemente perchè non potevo credere in un Dio che mi amasse quando quell'amore non mi veniva affatto dimostrato. Perchè se ami lo devi dimostrare, o il tuo sentimento, se resta celato, è perfettamente inutile e superfluo. Mi ritrovai così a smettere di credere e a cominciare a bestemmiare, il che era evidentemente una grossa contraddizione, perchè se bestemmi vuol dire che ci credi, sennò che senso ha insultare qualcuno che non esiste? Eppure ero tanto piena di rabbia che la dovevo scaricare in qualche modo. Volevo, soprattutto, imparare ad ignorarlo. Ci sono riuscita? Non so. So solo che mi è capitata una cosa strana. Un giorno ho sentito il divino, che non è come credere in Dio. Ho sentito un'energia che scaturiva dalla terra sotto i miei piedi e dalla natura intorno a me, ho sentito che ne facevo parte anch'io insieme a tutte le altre creature su questo mondo, e mi sono sentita parte di qualcosa, come il piccolo ingranaggio di un enorme meccanismo. Tutto interconnesso, intrecciato, dipendente. Non so se mi sono sentita amata, ma già l'appartenenza non è un sentimento da buttare via. Poi però sono tornata a casa, e mi sono sentita la stessa cogliona di sempre.

lunedì 28 marzo 2011

Le coincidenze (che non esistono)

Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Non credo nelle previsioni astrologiche delle riviste, credo nell'interpretazione del tema di nascita fatta da un professionista. La prima me la fece un amico appassionato, e già mi disse molte cose vere. La seconda me l'ha fatta di recente una persona esperta, ed è stato sbalorditivo sentire dalla sue labbra un'analisi tanto accurata. Come faceva a sapere quelle cose di me, del mio passato, del mio vissuto? Quando le affermazioni sono così specifiche ed azzeccate, pensare che sia fortuna o abilità nell'indovinare mi pare un'ostinazione a non accettare ciò che non comprendiamo. Del resto, lei ha tirato fuori anche il karma, argomento caro alla mia amica buddista, la quale, in altre occasioni, mi ha detto cose che ho sentito anche in quell'ambito: stessi concetti con parole diverse. Concludo citando la particolarità più eclatante, a mò di ciliegina sulla torta. A queste serate di analisi astrologiche partecipavano tre persone, oltre all'astrologa: tutte e quattro ci chiamavamo con lo stesso nome, tutte e quattro eravamo dello Scorpione, tutte e quattro avevamo il nodo lunare in sesta casa. Considerato che non ci conoscevamo e che ci siamo iscritte in tempi e modi diversi, questa come la vogliamo chiamare?

lunedì 21 marzo 2011

True faith

Non credo a nulla, perchè credo a tutto. Ascolto tutti, però non credo a nessuno. Può sembrare che questo sia un paradosso, eppure è ciò che mi permettere di avere la mente aperta e di cogliere aspetti che altrimenti non vedrei. Per molto tempo, in passato, ho vissuto in maniera manicheistica: tutto bianco o nero, bello o brutto, buono o cattivo. Classificare cose e persone in maniera così drastica apparentemente mi semplificava la vita, ma in realtà me l'inaridiva. Eppure a quel tempo era un mezzo per sopravvivere in condizioni per me difficili e tanto insopportabili che, per sopportarle, ho finto di non vederle. Poi, un bel giorno, ho aperto gli occhi e scoperto un'infinita gamma di grigi e di sfumature, e insieme ad essi ho visto che dentro di me c'era tutto e il contrario di tutto. Accettare questo presupposto ha innestato il processo che mi ha portato ad aprire di nuovo il mio cuore al mondo. Ora non m'importa di sapere se ho fatto bene o se ho fatto male, se per via di questo la mia vita sarà più bella o più brutta, e nemmeno se io sono diventata una persona più buona o più cattiva. Vivo, semplicemente, respiro e mi godo ogni secondo nella sua interezza fatta di estremi apparentemente inconciliabili.