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domenica 21 ottobre 2012

della difficoltà di cambiar il deserto con la metropoli



Sto crepando, ma ci metto troppo. Morire è difficilissimo.
Pochissime persone alle esequie. Gli intimi. I resistenti. Gli irriducibili. Era uno che avrebbe eroso a dentate una montagna, che non si sarebbe lasciato scorrere niente addosso, nulla, tutto gli si fermava in groppo e veniva sputato fuori con raddoppiata violenza. Lui, per eccesso di educazione, al cospetto dell'ultimo traguardo non lottò, anzi.. fece in modo che fosse comodo il passo, agevole l'ingresso. E invece fu un continuo sciogliersi di dune alla luce irradiata da un fuoco eterno, lui che odiava l'afa e lo scirocco; si perse nelle sue allucinazioni e lo distaccò sempre più, lui che amava la coscienziosa realtà scandita da quotidiani screzi e rancori. Una contraddizione profonda si apre e segna la sicurezza e la fermezza del pensatore, lo immobilizza e lo inclina pericolosamente verso la solitudine, come lo spettro gelido che s'aggira di notte, costringe e restringe, un'escursione spaventevole, surreale. L'ennesima ambizione si sposta verso una maggiore liquidità intellettuale, quella che lo catturi, lo esalti e lo lanci verso scenari immaginifici.. solo quelli sopravvivono, permangono e si muovono in un viaggio metafisico. Il solido, intransigente, burbero si lascia assorbire nel rarefatto, trasparente miraggio.

frase iniziale pronunciata da Bianciardi

sabato 17 marzo 2012

invito a cena

Cosa consiglia? Trip da fissazioni e curiosità con catapulta all'indietro per iniziare, a seguire musica ed immagini da compenetrare, sezionare e divorare… Ma fornisce anche fuoco? Certo, portiamo al tavolo una pietra filosofale ollare e refrattaria alla trama. Serviamo poi su un letto di verde coscienza una fonduta di oniriche tensioni; scioglievoli e arrendevoli si consegneranno senza condizioni di resa. Per intervallare e rinfrescare un etereo e fluttuante riverbero. Se gradiste ci sarebbe anche una sontuosa grigliata di eccezioni lacustri che fino a pochi minuti prima sguazzavano a caso senza seguire uno schema rigido e una rotta precisa. I flussi che liquideranno la digestione e quelli che inebrieranno il mondo surreale in cui sarete proiettati e reiterati sono serviti a temperatura d'immersione. Ad addolcire un suadente e diplomatico turbinio di domande e ricordi. Per chiudere aromatica danza folleggiante con accompagnamento di tempestoso coro e ammazzacanto delirante che vi inonderà e vi condurrà al grande sogno unico. Titoli, niente sottotitoli e applausi. Non disperate sarà il filmino più breve nella storia degli odiosi reportage di vita, morte e miracoli… gli epigoni esploreranno la terra straniera senza rimpianto. Ciò che brucia ritorna presto alla terra, materiale, immateriale, spirito.

L'incubo non è nella morte, ma nel morire cui ci condannano - Il maratoneta. Luigi Coscioni

lunedì 19 dicembre 2011

quale mito



… il diavolo è solo una scusa. Quello che potreste vedere non è altro che il riflesso della vostra immagine. Chi vi fa dire oscenità spaventose siete voi stessi interpellati in maniera fugace, incapaci di conoscere, limitati dalla smania di potere. Nessuno vi afferra dal basso, nulla piomba dall'alto su ali piumate. La vostra mediocrità è già tragedia. La commedia si appropria ormai dell'ottusità, della miseria dello spirito. Voi stessi vi avvoltolate marci e in via di decomposizione. Potrebbe diventare così semplice tentare nuove possibilità salvifiche. Sento una putrida palude nella quale c'è rischio di sprofondare, ma vedo una dimensione surrealista, dipinta con maestria e incommensurabile arte; sono travolta da una vertigine, vivo un'esperienza sensoriale annichilente, viro verso la trasformazione. Il paradosso: una visione, non vorrei più riemergerne. Vorrei continuare a sperimentare spingendomi forte verso una comprensione dell'incredibile. Reazione sperata, significante: fuori dalla povera realtà, dentro il mito. In principio era l'azione. Faust. Poche parole poco esplicative per non dire ch'ho goduto del film di Aleksandr Sokurov.

Niente di più, solo le immagini splendide di un amico che nell'arte si perde e dell'arte si folgora. Qui La quadratura del cerchio.

venerdì 25 novembre 2011

neruccello






(bisogna avvicinare il becco per leggere)

deve averlo lasciato cadere fuori nel giardino
mentre davo dell'acqua al mio crisantemo assetato
e leggendolo, credo, sì, che sia legato
a questo qui
e a quest'altro lì
e a quell'altro giù

lunedì 5 settembre 2011

uscita di sicurezza


I got caught in a storm
carried away
I got turned turned around
I got caught in a storm

…

Volevo esser bizzarra, inconsueta e ho fatto una metà vita poco interessante girata con procedimento logico, sicuro, molto realistico. Voglio uno spiraglio, dicevo, soffoco. Mi riconosco in un'altra strada, tra persone sconosciute, sfuggente alla logica, manifestamente sbilanciata, devo, devo cercare un altopasso. E quale, miglior corrente, manifestazione avrebbe potuto ignorare la quotidianità, rendermi antipatico il mondo reale? Il finale anticipato di tanto… l'invito al quale non si può rinunciare, il rifiuto più che scortese, verrebbe considerato fuori luogo. Caos, frenesia, idea confusa, incontrollato racconto, non sono per nulla spaventata, confesso. La normalità non è mai stata nel mio necessaire, un set da viaggio privo delle tre boccettine: l'utile, il dilettevole, il conveniente; il materiale infrangibile, poco pericoloso, non volerà con me. Parossismo. Vittima illustre: ideo, scrivo, soccombo. Non potrei esser più coerente, la storia è questa, non si capisce nulla, ma è quello che ho sempre voluto che fosse, come quel gelato a più gusti che ti ostini a mischiare, con movimento circolare, tettonico, impazzito. Amo, apro e gusto, c'era troppa aria compressa, sforava da tutte le parti. Queste le caratteristiche, non optional, di serie. Non compro a scatola chiusa, non firmo. In maniera grossolana chiunque potrebbe ammetterlo: son di dubbia provenienza. Scelgo la direzione, apro ed esco: azione - reazione, l'impeto, in guerra con me stessa e con gli altri, è questa la velocità con cui decido, scalo marcia e prendo il giusto slancio, l'ultimo.

Ringrazio le forze che presiedettero alla mia nascita e alla mia adolescenza, perché mi hanno, fino ad oggi, evitata una delle peggiori disgrazie che possano capitare: la Monotonia.


A Lhasa de Sela alla quale sono legata con nodo doppio e triplo. Versi suoi, i primi, di Filippo T. Marinetti gli ultimi.


mercoledì 29 giugno 2011

tilt

Da questa fase non esco, l'ho ripetuto centinaia di volte. Ci lascio le penne. Non è una tappa, è più che altro un binario morto, di quelli che non ti lasciano il tempo di tirar la leva, frena?, e sei già spiaccicato dopo un bel volo. C'è da dire che probabilmente ne rimarrà traccia, un'impronta indissolubile, esclusiva da tramandare a futura memoria, ma mi concederà appena l'onore di un accennato applauso. Si parlerà, si commenterà. Si è rigirata come un vortice attorno e sotto se stessa, ha scavato a fondo gallerie infinite, nelle quali, avventuratasi, non riuscendo a ritrarsi per far ritorno, s'è persa e, come dice lui, questo è e sarà il suo fallimento più bello. Lui. L'autore. È stato talmente tormentato, povero figlio, così ombroso e poco incline a qualsiasi compromesso che questa sua ultima opera, riportandolo alla visibilità meritata, sì, ma tardiva e ininfluente, non farà altro che lasciar tutti indifferenti e il suo successo ben presto dilapidato. Tutti chi? Non me. Insieme a lui alla deriva nel 2006 ci son anch'io. Circondata da tanto affetto, una parte disinteressata, una parte aderente, soffocante e in attesa di pagamento rata a scadenza. Musico questa tappa. Quello che verrà dopo non riuscirà ad eguagliare la bellezza della sofferenza, dell'inciampo, del rallenti della caduta. Scott Walker. Tormentato songwriter. Storia e blocco. Tilt, giù lo scosceso e ultimo approdo, appunto. Capo di buona speranza. E riascolto l'eco di una biografia ricca, bizzarra, fuori dagli schemi, di quelle in cui m'imbatto e m'impatto volentieri e sulla forza delle quali mi lascio trascinare, lontana dalle radici, ma radicale avanguardista, trasformata e rinnovata, alla ricerca continua di frutti mai maturi, animata dallo stesso sguardo cupo e malinconico… svogliata e mai doma, segreta e coloratissima, compongo pulsazioni, le unisco in un'enorme litania, sgranando e recitando. Son terremoti interiori che sfondano il suolo e nel fratturare zolle e aprire voragini liberano sentire, pensare e guarire. Per me e per lui.

venerdì 3 giugno 2011

la perversione del possibile

Lascio parlare le varie facce di questa maschera ognuna delle quali introduce un significato e subito dopo lo capovolge, irriverente e acuto. Il suono risulta smontato, guastato, separato, discontinuo e il mio orecchio ciò vuole, capti le dissonanze e ricomponga le disarmonie del senso disseminato poco sapientemente e assai grottesco. Mi colse impreparata la lettura del poeta sloveno… ma quanto amai quel sogno per nulla totalizzante, mai esaustivo, distante anni luce dal sistema in cui avevo provato a vivere e nel quale non mi sarebbe riuscito di credere.

Il dono
Svegliati amico!
Se tutta la vita non farai altro che ruminare
nel sonno, sarai un cretino anche dopo la morte.
Cosa credi che ci sia lì, su quel confine?
Ciò che vedi o non vedi, adesso.
Non sarà forse disdicevole, se tormenterai
i tuoi pronipoti con argomenti: quel porco
a una riunione mi ha ridotto lo stipendio,
mentre il giovane corpo, fiutando il profumo
dei fiori, griderà al miracolo? Di più: l'ottava
parte del fiore non potrà nemmeno effondere
profumo proprio a causa delle tue
elucubrazioni di fallito. Pensaci sopra.
Šalamun dice: 'Bando agli scherzi e
imitami come fossi Dio. È meglio essere
la terza scimmia nel regno
dei beati e dei saggi che qualche misero
rotto freno dell'universo, idiota!'.

Tomaž Šalamun