venerdì 19 giugno 2020

la primavera di Angela



la bimba era diventata la mascotte del mini nido dove la nonna la portava volentieri per godersi poche ore di libertà dalla fatica di prendersene cura in vece di una madre sempre per aria anche dopo gli atterraggi e durante i giorni di riposo a terra.
era l'unica a pensare che un viaggio così lungo fosse prematuro, ma la figlia appariva contenta che le cose con Primo stessero migliorando.
era ancora lei a pagare i conti, ma anche quelli del compagno avevano ricominciato a cambiare colore come un semaforo dal rosso all'arancione lampeggiante, quasi verde.
tutti, compreso il padre biologico, restavano all'oscuro del vero a maggior ragione dopo che indagando sull'argomento le aveva detto chiaro e tondo che lui 'no, sicuramente un figlio no. mai.' con una risolutezza identica a quella che vedeva negli occhi di Angela quando ben prima di compiere un anno già si ribellava scalciando ogni volta che, tornata dal lavoro dopo un paio di settimane in giro per il mondo, le chiedeva un bacio ottenendo in tutta risposta un sonoro: 'no' ribadito dal movimento di diniego della testa.
allora le parlava tra dolcezza, imposizione e supplica, ma Angela resisteva per poi sciogliersi quando vedeva Primo a cui aveva rubato il cuore e stregato l'anima prima ancora che lui riuscisse a capire come risolvere il dilemma di come porsi con lei e verso il suo ruolo di padre acquisito potendosi unicamente ispirare al solo esempio di cui disponeva: la sua esperienza con i suoi genitori adottivi.
certamente era più gradito della loro vera figlia arpia, o forse tutto dipendeva dalla distanza che intercorreva tra loro, da una sorta di distacco genetico che facilitava il rapporto tra persone invece di quello tra i ruoli genitori/figli e viceversa.
se Martina rimandava a 'quando sarà più grande', lui le stava vicino il più possibile e lei lo ricambiava mostrando una confidenza e un affetto pari a quello nutrito per la nonna consapevole di dover supplire anche alla parte che la figlia lasciava scoperta.
sembrava essere sempre in attesa del suo arrivo da tanto allungava prontamente le braccia e molto precocemente le gambette per raggiungerlo gattonando sulla porta senza dargli il tempo di svestirsi, salutare e lavarsi le mani.
poi scappava via girandosi indietro per assicurarsi che lui la seguisse nell'angolo dei giochi e mostrargli in quanto poco tempo riuscisse a vuotare gli scaffali, buttarli tutti per terra e scoppiare a ridere chiamando: 'no_nna' fino a quando la vedeva e allora col dito indice oscillante come l'ago di un metronomo le diceva: 'no, no'.
sempre allegra salutava chiunque incontrasse sulla strada verso il parco strappando foglie, fiori, oggetti rubati nei negozi e sorrisi a tutti.
felice di fare il bagnetto, golosa di tutto quanto le passasse per la bocca dello stomaco, ordinata nelle funzioni biologiche e nel sonno come un orologio svizzero tranne che con la mamma, tanto che in quei giorni, Primo preferiva inventare impegni e sparire.
gli mancava il cuore ad assistere alla goffaggine e alle pretese assurde di una pragmatica alle prese con l'essenza della spontaneità e creatività.

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