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martedì 18 settembre 2012

Olga a Belgrado - Irene Brin

Irene Brin dai mille nomi e dalle mille firme. Giornalista e scrittrice geniale e dimenticata. "Olga a Belgrado": 13 racconti e una guerra, quella jugoslava, vicina ma misconosciuta. Irene è a Belgrado nel 1941, doveva restarci pochi mesi e vi rimase due anni. Seguiva Gaspero, suo marito, e scriveva di pietre e solitudini, di donne spigolose, tragiche e di una lingua che non sa imparare. Vede città e persone e se ne nutre senza invadenza. Scrive per estasi, estetizzando. Sofisticata, anche troppo. A tratti faticosa e un po' contorta, ma di un acume rarissimo e di una grazia senza scappatoie.
mia_euridice

domenica 11 marzo 2012

venerdì 16 settembre 2011

Norwegian wood - Haruki Murakami

Educazione sentimentale. Ma anche umana ed emozionale. “Norwegian Wood” ovvero il diario intimo di Toru Watanabe che rivede se stesso 17 anni prima in un flash back lungo tutto il libro. Descrizioni incantevoli che si distendono lievi come dipinti, dialoghi toccanti e personaggi scolpiti con abilità e cura. C'è la sofferenza di crescere, la disperazione di non riuscire ad essere come si dovrebbe, la conquista di un equilibrio che, qualche volta, non lascia scampo, soprattutto quando si è giovani ed emotivamente incompiuti. “Norwegian Wood” non manca di nulla: c'è amore, amicizia, dolore, sesso, morte e musica. Ottima musica.


mia_euridice

lunedì 25 luglio 2011

tempeste


All'interno della mia mente c'è un tale turbinio, una tale confusione che non riesco più a tirare fuori niente. I miei pensieri sono a tal punto aggrovigliati che non si riesce a staccarne uno dall'altro, e se tiri, ti vengono dietro tutti. Mi sento come se stessi per vomitare, e allora tengo la bocca chiusa per evitare che escano più cose del dovuto, ma invece vorrei gridare un grandissimo vaffanculo. Sono una bestia in gabbia che non sopporta più la sua prigionia, che, per quanto spazio le si concede, non ne ha mai abbastanza, ne vuole sempre di più. Oscillo fra pulsioni diverse, da santa o da puttana. La verità è che sono ancora troppo limitata, troppo costretta dalle mie paranoie. Vorrei poter uscire di qui e offrire il mio corpo al primo che passa, perchè tanto sarebbe lo stesso; allo stesso tempo però, vorrei qualcuno che mi facesse sentire speciale. Credo che sia tutta una grande illusione; l'amore stesso è un'illusione. Io non ne provo da così tanto tempo che non ricordo che il male che può fare quando non c'è. Intanto i giorni si rincorrono velocemente, quasi quanto i desideri, e io li osservo dalla mia postazione fissa, quella dalla quale probabilmente non mi muoverò più. Intorno a me tutti si agitano e vivono le loro vite, chi meglio e chi peggio. Io non posso essere che una sorta di approdo sicuro, mentre vorrei essere un mare in tempesta. Vorrei tormentare le chiglie con le mie onde e inghiottire le navi, immergerle dentro di me fino a farle quasi annegare e poi risputarle fuori, pronte a farsi inghiottire di nuovo, ma tutto questo avviene solo nella mia immaginazione, perchè in realtà sono solida roccia sulla quale stanchi viaggiatori si appoggiano brevemente prima di ripartire. Già, tutti prima o poi ripartono, magari col cuore pieno di gratitudine per quell'appoggio che ho loro fornito, o pronti a dimenticarmi dopo solo qualche metro. Nessuno mai fa lo sforzo di portarmi con sé, perchè una roccia non è abbastanza divertente, non sa le parole giuste, è buona solo di restare ancorata al suolo. Sono una creatura col corpo di roccia e l'anima di mare in burrasca, e queste due parti inconciliabili continuano a scontrasi un giorno dopo l'altro, senza che nessuna ne esca vincitrice: la roccia può forse levigarsi un po', il mare calmarsi, ma la loro lotta è eterna. In tutto questo scompiglio cerco di vivere, come fanno tutti. Ogni tanto m'illudo di contare qualcosa per qualcuno, e ogni volta mi sbaglio. Si commettono tanti errori nella vita, io non riesco a perderne l'abitudine, così continuo a trascinarmi appresso gli strascichi degli errori passati uniti alle conseguenze di quelli presenti. Finirà mai?, mi chiedo. Finirà il giorno in cui morirò, solo allora.

mercoledì 8 giugno 2011

Nel mare ci sono i coccodrilli - Fabio Geda


Enaiatollah è un ragazzino afgano. Un hazara: etnia d'origine mongola considerata inferiore. Suo padre viene ucciso. Sua madre lo conduce in Pakistan e decide di lasciarlo facendosi promettere che avrebbe fatto di tutto per diventare un uomo per bene. Così inizia l'avventura drammatica e nel contempo straordinaria di Enaiatollah. Un viaggio lungo tanti chilometri e tanto tempo che lo conduce a sfiorare la morte, a conoscere la fame, la solitudine, la violenza. Iran, Turchia, Grecia ed infine l'Italia, raggiunta per caso come clandestino stipato in un camion. Una storia che somiglia a quella di tanti altri immigrati, qui meravigliosamente narrata.

mia_euridice

domenica 22 maggio 2011

Morte dell'inquisitore - Leonardo Sciascia

Questa è la storia di un inquisitore morto ammazzato. Si tratta di casi storici rarissimi e Sciascia ne ricostruisce uno avvenuto in Sicilia, lì dove l'Inquisizione ha portato sul rogo almeno 234 persone in poco più di tre secoli. Siamo nel '600, fra Diego La Matina è un agostiniano arrestato varie volte per eresia. Nel 1657 venne condotto in ceppi davanti all'inquisitore in visita per torturarlo ed ottenere improbabili confessioni, fra Diego colpì e cercò di strangolare monsignor Giovanni Lopez de Cisneros. L'inquisitore morì qualche giorno dopo. Fra Diego l'anno successivo, arso vivo, al centro di uno spettacolo di piazza.

mia_euridice

domenica 15 maggio 2011

Il resto di niente - Enzo Striano

Napoli è paradosso, caos, luminescenza. Napoli è storia, voci, contraddizioni e sfrontatezza. Nel '700 come oggi. La nobildonna Eleonora Pimentel Fonseca, detta Lénor, ci arriva da bambina dopo aver lasciato il Portogallo. Diventa figura di grande levatura culturale ed intellettuale. Vive accanto e dentro ai moti che, dopo la Rivoluzione Francese, vorrebbero per il Regno delle Due Sicilie un destino simile. Inutilmente: moriranno in molti. Striano ci conduce nella Napoli settecentesca, città vertiginosa grazie a una storia altrettanto vorticante. Le racconta magnificamente attraverso la vita incomparabile di una donna rivoluzionaria, di quelle che fanno eccezione. Da leggere con infinito amore.

mia_euridice

martedì 3 maggio 2011

L'analfabeta - Agota Kristof

Tornare analfabeta a 27 anni. Questa la realtà che la Kristof ha vissuto. Fuggita dalla sua Ungheria ed approdata in Svizzera, la scrittrice impara nuovamente a leggere e a scrivere. Ha di fronte una lingua nemica sia perché diversa sia perché capace di uccidere la lingua madre. Un libro (nato da brevi articoli) nel quale si ritrova un'esistenza, il cammino umano e culturale che ha generato un'artista eccezionale. Ammirevoli l'umiltà, la forza di volontà di attraversare un deserto fatto di parole sconosciute ed incomprensibili, di combattere l'ostilità dell'emarginazione fino al coraggio di scegliere la lingua nemica come propria lingua letteraria.

mia_euridice

domenica 27 marzo 2011

"Sono una donna, non sono una santa"

...avrei voluto rispondere via mail, ma ormai "il caso" è di dominio pubblico" e con tutto quello che ho da raccontare ne è venuto fuori un post!



Ricomincio daccapo.

Voglio precisare...non sono una donna sofferente.
Le sofferenze della vita sono altre.
Le sofferenze della vita non te le procura una pseudo amica nel momento in cui scopri, su facebook, che ti ha mentito.
Le sofferenze della vita, quelle vere, sono quelle fisiche che ti procura il male del secolo chiamato CANCRO e che ha colpito a più riprese, purtroppo, tre persone che amo come e più della mia vita: mio padre, mia cognata e l'unica inimitabile mia migliore amica. E non parlo poi di chi, sempre il cancro, gliel'ha già portata via la vita.
Posso dire che le sofferenze della vita, io, le provo in prima persona nel cuore, nell'anima e nello spirito e che quindi il "problemino" ( e ribadisco problemino) facebook mi sembra al confronto una gran cazzata. E scusate per la parolaccia!
Le sofferenze della vita sono quelle che si provano nello scoprire che c'è un pedofilo-amico-di-famiglia che ha abusato di tua nipote di 4 anni.
Le sofferenze della vita son quelle che si provano nel vedere che il proprio fratello viene discriminato o/e anche deriso da molti perché ha dichiarato di essere gay (che poi cosa vuol dire "dichiarare di essere gay? ...è...Punto).
Le sofferenze della vita sono quelle che stanno vivendo i Giapponesi oggi e che vivranno (se sopravviveranno!) negli anni a venire.
Le sofferenze della vita sono quelle che provano per fame i bambini del terzo mondo e le loro madri che li vedono non solo soffrire, ma anche morire.
Le sofferenze della vita sono quelle che stanno segnando la Storia di questi giorni nei vari Egitto, Tunisia, Libia, Siria e tra poco anche in italia.
Potrei fare un lungo elenco di sofferenze che in questi giorni opprimono il nostro mondo, ma ve lo risparmio, per cui dico solo...non sono una donna sofferente.
Ho scritto un post giorni fa che è stato messo subito in "camera delle torture" (idea geniale e simpatica!), con il quale riportavo una normale conversazione tra persone normali, fatta su facebook. Insomma...uno spaccato comune della realtà di quel portale e mentre leggevo quella "conversazione" mi è venuta in mente la parola Homo Sapiens Sapiens.
Volevo far ridere. Niente di più. Nessun sentimento di odio, o di rabbia, o di depressione galoppante volevo far trasparire dalle mie parole e lungi da me l'idea di scatenare un tal trambusto! Non era il momento giusto...forse...non adatto il luogo...di nuovo forse...ma ero in perfetta buona fede. Sbagliavo non sapendo di sbagliare!
Per il resto beh...
mi reputo una donna come tante, con i suoi momenti buoni e i suoi momenti NO , forse dovuti all'età, o al tempo o forse e soprattutto dovuti al gran Caos che regna sulla Terra in generale; piango ogni volta che vedo "La vita è bella" o "Philadelphia"; mi commuovo se sento cantare l'inno di Mameli dai bambini o se vedo i fuochi d'artificio illuminare il cielo a suon di musica classica; mi arrabbio con chi tratta male le donne, tutte, anche le più "zoccole" (a-ri-scusate per la parolaccia!); mi offendo se mi si dice "non hai capito" piuttosto che "non mi sono spiegata bene"; sono in eterna lotta con il mio fisico che pur essendo magra mi vedo sempre grassa; sbaglio come tutti gli umani e a volte persevero come fossi il diavolo, ma come gran parte dei comuni mortali (donne)...difficilmente ammetto di avere sbagliato! Sogno anche ad occhi aperti; amo l'italia tutta, da Nord a Sud; non credo nella chiesa, ma credo in un essere superiore a noi e che ci osserva dall'alto e ascolta le nostre lamentele; ascolto la musica a tutto volume quando sono sola e pulisco casa e mentre ascolto musica a tutto volume penso, penso e poi ancora penso...mamma mia quanto penso. Elaboro così tanti pensieri che ci potrei scrivere una Treccani!
Che altro dire? Sono tutto questo e altro ancora, ma in linea di massima sono una donna normale.
Insomma...mi presento:<< Piacere! Mi chiamo Paola>>.

Per la cronaca...da ieri mattina non sono più su facebook e....questo post si autodistruggerà 24 ore dopo la sua pubblicazione!