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martedì 8 gennaio 2013

I giorni dell'abbandono - Elena Ferrante

Siete donne sole? Vostro marito quarantenne vi ha appena abbandonate, dopo anni di vita matrimoniale, per mettersi con una ragazzina? Avete un paio di figlioli, un cane e nemmeno un lavoro? Adorate crogiolarvi nel vostro strazio e non vedete l'ora di ritrovare per iscritto le stesse identiche parolacce che vi siete ripetute da quando lui, il fetente, vi ha mollate? Allora questo è il libro che fa per voi. Non dice nulla che non si sappia già. Non prova nemmeno ad andare in profondità: la sua banalità è quasi rassicurante. Salverei la scrittura. Ma la Ferrante dovrebbe trovare storie migliori.

mia_euridice

martedì 18 settembre 2012

Olga a Belgrado - Irene Brin

Irene Brin dai mille nomi e dalle mille firme. Giornalista e scrittrice geniale e dimenticata. "Olga a Belgrado": 13 racconti e una guerra, quella jugoslava, vicina ma misconosciuta. Irene è a Belgrado nel 1941, doveva restarci pochi mesi e vi rimase due anni. Seguiva Gaspero, suo marito, e scriveva di pietre e solitudini, di donne spigolose, tragiche e di una lingua che non sa imparare. Vede città e persone e se ne nutre senza invadenza. Scrive per estasi, estetizzando. Sofisticata, anche troppo. A tratti faticosa e un po' contorta, ma di un acume rarissimo e di una grazia senza scappatoie.
mia_euridice

venerdì 24 giugno 2011

Proibito parlare - Anna Politkovskaja

Una cronaca in senso puro: nitida, ferma, spietata. Così come i fatti che racconta. La Politkovsaja urla il suo bisogno di verità, quella che le autorità russe, troppo spesso, nascondono e seppelliscono nel silenzio e nella violenza. Al centro delle sue inchieste c'è, ovviamente, la Cecenia. Gli orrori delle stragi di una guerra che non risparmia nessuno, nemmeno i bambini, come è accaduto a Beslan, nemmeno le donne, come è accaduto nel teatro Dubrovka. Fa tutti i nomi, Anna. Li aveva già fatti attraverso il giornale per cui lavorava e proprio per questo, il 7 ottobre 2006, è stata uccisa.

mia_euridice

mercoledì 8 giugno 2011

Nel mare ci sono i coccodrilli - Fabio Geda


Enaiatollah è un ragazzino afgano. Un hazara: etnia d'origine mongola considerata inferiore. Suo padre viene ucciso. Sua madre lo conduce in Pakistan e decide di lasciarlo facendosi promettere che avrebbe fatto di tutto per diventare un uomo per bene. Così inizia l'avventura drammatica e nel contempo straordinaria di Enaiatollah. Un viaggio lungo tanti chilometri e tanto tempo che lo conduce a sfiorare la morte, a conoscere la fame, la solitudine, la violenza. Iran, Turchia, Grecia ed infine l'Italia, raggiunta per caso come clandestino stipato in un camion. Una storia che somiglia a quella di tanti altri immigrati, qui meravigliosamente narrata.

mia_euridice

lunedì 21 marzo 2011

Vivere coi sensi di colpa

Questo è quel che ci imporrebbe questa escalation di eventi mondiali disastrosi.
Cercare un modo giusto di comportarsi e di porsi che sia coerente con quello che si è sempre pensato ora che davanti a noi, intorno a noi, ci sono tante distruzioni e tanta morte. Non che prima di adesso non ci fossero mai state, ma una guerra in casa e una catastrofe che avrà ripercussioni mondiali non succedono per fortuna così spesso.
Io non amo la retorica delle grandi occasioni, e non indosserò il lutto nemmeno stavolta, perché non mi sento responsabile ma vittima di quello che succede, così come tanti altri cittadini di questo mondo che sono da sempre costretti a subìre le scelte scellerate di chi invece era chiamato ad occuparsi del loro, del nostro bene.
Mentre ogni persona che abbia un minimo di coscienza civile non smette di farsi domande la chiesa è sempre occupata in cose evidentemente importantissime, ad esempio la scrittura dei nuovi peccati. Dunque la fecondazione assisitita è stata inserita nella lista degli atteggiamenti definiti peccaminosi, desiderare e volere un figlio è, secondo il pensiero di santa madre (...) chiesa, immorale, altre cose, quelle di cui si è parlato tanto e che riguardano un personaggio dai comportamenti disinvolti, che da sempre vive oltre i margini della legalità e della decenza, no: gli affari sono affari. A seguire ci sono il controllo delle nascite, gli esperimenti di dubbia moralità come la ricerca sulle cellule staminali e gli studi sul Dna, l’abuso di droghe, inquinare l’ambiente, contribuire all’acuirsi della disparità fra ricchi e poveri e l’eccessiva ricchezza, che detto da chi ha trasformato la chiesa cattolica in una multinazionale se non fosse drammatico farebbe anche ridere.
Io vorrei tanto sapere quand'è che fra gli atteggiamenti peccaminosi verranno inseriti - per esempio - anche il sostegno a dittatori e capi di stato e di governo sanguinari, guerrafondai e disonesti, la pena di morte, ci avete fatto caso? tutto quello che per la chiesa è peccato ha a che fare con la vita e con l'amore.
Ci fosse un Dio, quello che ci raccontano da piu' di 2000 anni, saprebbe certamente cosa dire ma soprattutto cosa fare di questi maître à penser del terzo millennio.