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lunedì 28 gennaio 2013

Il giardiniere spagnolo - Archibald Joseph Cronin

Al centro del romanzo un console, uomo disperatamente rigido e formale. Padre di un figlio malaticcio e solo. Per l'uomo, che sa nutrire solo sentimenti perversi di gelosia e rancore, è intollerabile che il ragazzino possa provare affetto per chiunque altro. Specialmente per un umile giardiniere spagnolo. Nicholas, il figlio, allontanato da sua madre e costretto alla severa ed asfissiante presenza paterna, gode di una sensibilità notevole ma è anche vittima di fragilità mai guarite. Il giardiniere diviene suo amico, ma un padre tanto austero, vittima della sua stessa ottusità, è capace di condurre alla distruzione ogni forma di amore.

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martedì 27 novembre 2012

La sposa gentile - Lia Levi

La sposa è gentile perché non ebrea. Teresa è giovane, bellissima, ma è solo una contadina goyà. Amos Segre, seppure ebreo, se ne innamora. Per stare con lei deve pagare un altissimo prezzo: la sua famiglia e gli altri ebrei lo allontanano. Primo '900 e gli affari di Amos vanno a gonfie vele. Arrivano dei figli e il tempo riesce a riparare persino quel vecchio scandalo. Teresa, per amore di Amos, si fa novella Ruth. Il suo essere ebrea è fatto di riti e sfumature aliene. Questo libro racconta una saga, ascesa e tracollo compresi. Amore, famiglia, religione e Storia.

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martedì 18 settembre 2012

Olga a Belgrado - Irene Brin

Irene Brin dai mille nomi e dalle mille firme. Giornalista e scrittrice geniale e dimenticata. "Olga a Belgrado": 13 racconti e una guerra, quella jugoslava, vicina ma misconosciuta. Irene è a Belgrado nel 1941, doveva restarci pochi mesi e vi rimase due anni. Seguiva Gaspero, suo marito, e scriveva di pietre e solitudini, di donne spigolose, tragiche e di una lingua che non sa imparare. Vede città e persone e se ne nutre senza invadenza. Scrive per estasi, estetizzando. Sofisticata, anche troppo. A tratti faticosa e un po' contorta, ma di un acume rarissimo e di una grazia senza scappatoie.
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lunedì 21 maggio 2012

Natale e Satana - Mario Soldati

Sottotitolo: e altri racconti. Un prezioso, incantevole libricino in cui il Natale fa da sfondo o da fil rouge o da semplice pretesto. Gli uomini di ogni racconto si muovono in un'Italia mutante, forse persa, sicuramente diversa da un tempo. Alcuni sono anziani e disincantati, un'altra, Iride, ama un marito lontano. Ma c'è spazio anche per un piccolo giallo, per un Babbo Natale che vive di rimpianti e per un'amara riflessione sul Natale: "Vicinissimo a noi, c'è un Natale più lontano che allo Yucatan". Soldati è un vero signore dello scrivere: elegante, soave, tenue. Leggerlo è un piccolo, delizioso piacere.

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martedì 3 gennaio 2012

I pesci non chiudono gli occhi – Erri De Luca

De Luca ricorda la sua età bambina. Dieci anni sono un confine a dieci anni, diventano un fagotto di memorie minuscole e tenerissime quando li ricordi a sessant'anni. C'è l'estate del mare di Napoli e una madre che sceglie di non approdare oltreoceano a seguire un padre perso di vista. Il guscio del corpo infantile non coincide con la persona che lo porta addosso. Va offerto ai pugni di un paio di bulli per farlo (tra)mutare e per ubbidienza. Il primo bacio di un “amore pulcino” serve a coronamento, non stona. De Luca scrive e mi incatena alle righe.

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martedì 25 ottobre 2011

Le ansie carnivore del niente - Alejandro Jodorowsky

Ci sono libri che non trapassano. Restano cristallizzati nella celebrazione delle visioni che contengono o nel delirio di una storia che fagocita se stessa. E' questo il caso. Tre strani figuri con addosso cappelli, occhiali ed impermeabili, viaggiano lungo la dorsale cilena. Chi li incontra vede in loro ciò che più teme o ciò che più ama. Dalla TV, intanto, il Generale proclama e (s)parla al suo popolo come fosse un dio invasato e paranoico. Chi sono davvero quei tre? Qual è la loro missione? L'idea meritoria di criticare un regime attraverso la letteratura diventa così un videogame allucinato, compulsivo.

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venerdì 16 settembre 2011

Norwegian wood - Haruki Murakami

Educazione sentimentale. Ma anche umana ed emozionale. “Norwegian Wood” ovvero il diario intimo di Toru Watanabe che rivede se stesso 17 anni prima in un flash back lungo tutto il libro. Descrizioni incantevoli che si distendono lievi come dipinti, dialoghi toccanti e personaggi scolpiti con abilità e cura. C'è la sofferenza di crescere, la disperazione di non riuscire ad essere come si dovrebbe, la conquista di un equilibrio che, qualche volta, non lascia scampo, soprattutto quando si è giovani ed emotivamente incompiuti. “Norwegian Wood” non manca di nulla: c'è amore, amicizia, dolore, sesso, morte e musica. Ottima musica.


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venerdì 24 giugno 2011

Proibito parlare - Anna Politkovskaja

Una cronaca in senso puro: nitida, ferma, spietata. Così come i fatti che racconta. La Politkovsaja urla il suo bisogno di verità, quella che le autorità russe, troppo spesso, nascondono e seppelliscono nel silenzio e nella violenza. Al centro delle sue inchieste c'è, ovviamente, la Cecenia. Gli orrori delle stragi di una guerra che non risparmia nessuno, nemmeno i bambini, come è accaduto a Beslan, nemmeno le donne, come è accaduto nel teatro Dubrovka. Fa tutti i nomi, Anna. Li aveva già fatti attraverso il giornale per cui lavorava e proprio per questo, il 7 ottobre 2006, è stata uccisa.

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mercoledì 8 giugno 2011

Nel mare ci sono i coccodrilli - Fabio Geda


Enaiatollah è un ragazzino afgano. Un hazara: etnia d'origine mongola considerata inferiore. Suo padre viene ucciso. Sua madre lo conduce in Pakistan e decide di lasciarlo facendosi promettere che avrebbe fatto di tutto per diventare un uomo per bene. Così inizia l'avventura drammatica e nel contempo straordinaria di Enaiatollah. Un viaggio lungo tanti chilometri e tanto tempo che lo conduce a sfiorare la morte, a conoscere la fame, la solitudine, la violenza. Iran, Turchia, Grecia ed infine l'Italia, raggiunta per caso come clandestino stipato in un camion. Una storia che somiglia a quella di tanti altri immigrati, qui meravigliosamente narrata.

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giovedì 2 giugno 2011

Formiche

Ero in giardino a leggere, quando ho appoggiato il libro per terra e sono andato dentro che dovevo fare una roba. Poi sono andato a prendere il libro con la matita dove ero arrivato e sono andato in camera. Dovevo darmi una mossa e uscire che avevo da fare delle spese ed erano quasi le sette. Ero la che mi allacciavo le scarpe da ginnastica quando ho guardato le cifre luminose rosse, digitali della sveglia sul comodino. Dal libro che avevo appoggiato sul comodino avevo visto uscire delle formiche. Queste hanno preso e hanno sgambettato via veloci che non son stato capace di vedere dove andavano a parare. Non ero per niente contento di essermele portate in camera mia. La sera, quando sono andato a letto, ero là e mi sono venute in mente le formiche. Subito dopo mi è venuto in mente un racconto di tale Anna Starobiec: russa, 27 anni allora. Non mi ricordavo il nome e ho dovuto andare a vedere. Mi aveva impressionato un racconto suo sulle formiche che mi è sempre rimasto in mente. Una specie di Cronemberg moscovita. Insomma mi è venuta questa para che le formiche mi entrassero in un orecchio mentre dormivo. Che una formica potesse avere la stessa intuizione degli scenari inediti rappresentati da un nido dentro il corpo umano. Che si stabiliscano delle regole d'attrazione, come in un gioco assurdo e segreto. Avevo questo pensiero che era come si dice "allevarsi una serpe in seno". La metamorfosi kafkiana. Questa è un'ida che ho fin da piccolo. La paura che insetti mi entrino da un'orecchio o una narice e colonizzino che ne sò, il cervello. Ecco la percezione della realtà, secondo me, in queste situazioni diventa dispercettiva. Come la dimensione della follia si compendi alla normalità. Magari è una cosa che ci succede spesso, solo che non la badiamo. Ed è come rendersi coscienti, volendo ben vedere, di come il dialogo tra queste due dimensioni, sia ininterrotto, come l’ordinario delle apparenze di dissolva nell’incubo. Cosi uno puo farsi il suo cinema mentale. Quanto ignavi si conviva con l’inquietudine, piu che la paura, con quell' area mentale di confine della dissociazione psichica e, questa si la paura, se non distolta, relegata all’oblio o affidata all’inconscio piu oscuro e profondo. Ecco. In fondo, che ne so, Gogol o Bulgakov, indagavano la stessa fantascientifica dimensione. Poi, a letto, non riusciva a passarmi questo pensiero e allora ero venuto su a scrivere questa cosa qua sulla disconnessione dal reale e lo stupefacente teatrino mentale.

lunedì 4 aprile 2011

2. In nome della madre - Erri De Luca

Miriàm vergine e madre. Per la prima volta è lei che racconta il mistero. Un vento angelico le regala un figlio. E' sposa promessa a Iosef, che secondo la legge, potrebbe assassinarla coprendola di pietre. Invece la accoglie incinta e la rende moglie. La perfidia passa attraverso parole di veleno. Miriàm le ignora e continua a raccontare il mondo al suo grembo che cresce. Il viaggio verso Bet Lèhem non la scoraggia. Le basta una lama affilata, le fatiche di un parto per concedere al mondo il suo Ieshu. Storia antica come la memoria, raccontata con voce nuova ed esemplare.

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